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Scoperti 3 nuovi pianeti simili alla Terra

Le hanno chiamate super-Terre e sono tre pianeti extrasolari per la prima volta scoperti tutti insieme attorno ad una altra stella, nel caso specifico l’HD 40307 nella costellazione del Pittore e distante dalla Terra 42 anni luce.L’autore della scoperta è un personaggio notissimo, Michel Mayor dell’Osservatorio di Ginevra, a cui si deve il ritrovamento nel 1995 del primo pianeta extrasolare attorno a Pegasi 51. Per dire come questa ricerca sia cambiata e si sia potenziata, Mayor ha presentato ad una conferenza in corso a Nantes addirittura la scoperta di 42 pianeti extrasolari individuati negli ultimi mesi.

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I primi passi dell'uomo

Se fosse confermata, sarebbe una scoperta in grado di cambiare la storia dell'umanità come la conosciamo noi. L'impronta pietrificata del piede di un uomo che camminò eretto fra cinque e 15 milioni di anni fa lungo quello che oggi è l'altipiano andino in Bolivia è stata presentata a La Paz, fra la sorpresa generale e un certo scetticismo degli addetti ai lavori, come quella che sarebbe di gran lunga l'orma più antica del mondo. Di gran lunga più vecchia, infatti, di quella scoperta nell'agosto del 2007 da archeologi egiziani su una roccia nell'oasi di Siwa e risalente a circa due milioni di anni fa.


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La democrazia russa

Le vecchie abitudini sono dure a morire. In un famoso libro, «Il commissario svanisce», sono state raccolte centinaia di fotografie che durante l’epoca staliniana venivano ritoccate per correggere il passato e adeguarlo all’ortodossia del momento, come nella fantasia faceva con i giornali il protagonista di «1984» di George Orwell. Cancellato Trotskij, caduto in disgrazia e fuggito all’estero; cancellato Ezhov, capo della polizia segreta fucilato a sua volta. O
ggi la Russia di Putin si limita il più delle volte a non dare il minimo spazio in televisione ai personaggi sgraditi al Cremlino ma, ogni tanto, va oltre, forse per il solito eccessivo zelo dei «volenterosi esecutori» degli ordini che arrivano dall'alto. Così è successo che un ospite «sgradito», arrivato per sbaglio alla registrazione di un dibattito televisivo, è stato veramente cancellato dalla base elettronica che poi è andata in onda.
Come facevano gli esperti ritoccatori di Stalin con le foto: via la sua voce, via le domande che gli erano state rivolte, via la sua immagine dalla poltrona che rimane vuota. Solo che i tecnici hanno commesso un errore e le gambe del povero ospite svanito hanno continuato a vivere di vita propria, apparendo e sparendo dalle inquadrature, come in un trucco del mago Voland de «Il Maestro e Margherita». L’episodio è di qualche tempo fa e ha coinvolto Mikhail Delyagin, un politologo che da tempo era finito all’indice di tutti i programmi televisivi. 
La storia non avrebbe fatto troppo scalpore se non fosse stato per il grottesco particolare delle gambe dimenticate in scena. Ma che sulle reti televisive controllate dal Cremlino (tutte) non appaiano personaggi dell’opposizione viene visto come cosa normale. E nessuno tenta di nascondere il fatto che dall’alto (se non da Putin o da Medvedev, dai dirigenti delle tv) arrivino disposizioni precise. Kira Proshutinskaya, conduttrice del talk show col fantasma che, ironicamente, si chiama «Il popolo vuole sapere » si è detta imbarazzata e ha confessato che «oggi è difficile lavorare in tv: i capi esagerano sempre perché hanno paura di perdere il posto».
Così su tutti i canali sono spariti personaggi che prima ogni tanto parlavano. Andrej Illarionov, ex consigliere economico di Putin che iniziò a criticarlo, è apparso 113 volte nel 2005, 11 nel 2007 e zero nel 2008. Di fronte alle critiche su una tv «schierata», il nuovo presidente Dmitrij Medvedev si è tolto d'impaccio affermando recentemente che la televisione russa «è una delle migliori del mondo per quanto riguarda la qualità e la tecnologia usata». Il direttore del canale TVZ che ospita «il popolo vuole sapere», Mikhail Ponomaryov, ha ammesso candidamente che lui esegue semplicemente gli ordini: «Se il proprietario della compagnia dice che non dobbiamo mostrare una persona, io non posso che adeguarmi». Ponomaryov sembra dimenticare che la sua rete sarebbe, formalmente, di proprietà del comune di Mosca (al 99,2 per cento) e quindi pubblica. Ma così vanno le cose, se non si vuole perdere il posto. Nessuna meraviglia dunque che Natalya Melikova della Nezavisimaya Gazeta sia scoppiata a piangere ad aprile in Sardegna quando si accorse che la sua domanda sulla possibile amante ginnasta era sgradita a Putin.

L'ultima Tribù libera

Una delle ultime tribù indigene del Sudamerica, ancora isolata dal resto del mondo, è stata fotografata da un aereo in una remota zona della selva amazzonica, al confine tra Brasile e Perù (guarda il video). Le immagini mostrano una quindicina di persone, i volti dipinti con pigmenti rossi e armate di arco, che guardano con terrore verso l'alto e si possono vedere chiaramente i guerrieri che tentano di colpire il velivolo con le frecce.
La spedizione era finanziata dal governo dello Stato brasiliano di Acre e l'agenzia governativa che difende i diritti degli indios in Brasile, il Funai, ha affermato che le foto sono state scattate e divulgate per dimostrare l'esistenza della comunità e impedire che l'industria mineraria illegale distrugga il loro territorio. L'organizzatore della missione e coordinatore del Fronte della Protezione Ambientale del Funai, Josè Carlos dos Reis Meirelles, ha spiegato che le foto dimostrano che «i meccanismi per proteggere queste popolazioni non sono serviti»

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30 mila anomalie climatiche ci accusano

E’ il più ricco e accurato archivio delle anomalie correlabili al cambiamento climatico che sia stato realizzato finora: quasi 30 mila indicatori di natura fisica, chimica o biologica che ci raccontano come siano mutati dal 1970 al 2005 gli ambienti naturali del nostro pianeta. Trent'anni di metamorfosi rapide e sconvolgenti, che interessano tutti i continenti della Terra e che sono riconducibili all’aumento delle temperature medie di un grado causato dall’effetto serra. Ne sono autori Cynthia Rosenzweig, una climatologa del Nasa Goddard Institute for Space Science, e numerosi suoi colleghi appartenenti a una decina di altre istituzioni scientifiche, i quali hanno deciso di raccontare sull’ultimo numero della rivista Nature (15 maggio 2008) la forza e la vastità dell'impatto umano sul clima. Con un messaggio finale rivolto agli scettici: tutto questo non può che riportare alle responsabilità dell’uomo e al suo attuale modello di sviluppo.

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