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martedì 22 settembre 2009

Il nostro migliore amico

Ci risiamo: gli adoranti possessori di cani penseranno una volta di più che non c'era bisogno di una ricerca universitaria per provare l'abilità del loro animale di capire i gesti e di osservare. Eppure, dopo anni in cui si è guardato con stupore agli scimpanzé, che imparano parole e numeri, sentire che i primati non sanno interpretare i nostri gesti mentre i cani lo fanno lascia esterrefatti.

Merito della coabitazione, perché mentre gli animali con il Dna più simile al nostro se ne sono stati per i fatti loro, i cani sono diventati, davvero, i nostri migliori amici e hanno imparato a conoscerci, capirci e manipolarci. Nell'ultima settimana, negli Stati Uniti due pubblicazioni hanno gettato nuova luce sul modo in cui i cani capiscono e osservano i nostri comportamenti, ed è interessante che lo abbiano fatto da due punti di partenza diversi. L'esperta in scienze cognitive Alexandra Horowitz, nel suo libro (non ancora tradotto in Italia) "Visto da un cane: quel che un cane vede, fiuta e conosce", parte dalla biologia per arrivare alla conclusione che "i cani sono attenti osservatori delle nostre reazioni" e che "sebbene abbiano ereditato una certa avversione a fissare negli occhi, sembrano predisposti a scrutare i nostri visi per avere indicazioni, rassicurazione, guida".

La ricerca condotta dall'antropologo evoluzionista della Duke University Brian Hare, e pubblicata da Time Magazine, è invece partita dalla prova empirica, eseguendo test su oltre un migliaio di cani. Dopo aver fatto annusare loro un biscotto, Hare lo nasconde sotto un bicchiere di carta capovolto, mettendone due uguali a poca distanza l'uno dall'altro. Il cane non può aver visto dov'è il biscotto, ma quando l'antropologo punta l'indice verso un bicchiere, si dirige senza esitazioni verso il contenitore che gli è stato suggerito. Sono pochissimi i cani che non seguono l'indicazione e questo, per Hare, è ancora più sorprendente se si considera che né i lupi, dai quali i cani discendono, né gli scimpanzé, sono in grado di fare altrettanto. Per l'antropologo si tratta di un'abilità acquisita quando cominciò l'addomesticamento: i cani in grado di capire i gesti degli umani conquistavano più cibo come ricompensa.

Nel corso del tempo, argomenta l'antropologo, "l'intelligenza sociale dei cani divenne simile alla nostra in modo inquietante e non solo nella loro capacità di seguire un dito puntato, ma anche nel commettere lo stesso tipo di errori di valutazione che facciamo noi".

Il libro della Horowitz cerca di capire com'è essere un cane. Prendete la vista: l'occhio del cane è in grado di catturare le variazioni di luce con una velocità di gran lunga maggiore del nostro e ciò fa sì che "la sua visione del mondo sia più rapida, poiché per ogni secondo riesce a catturare più immagini". Il risultato di ciò nel rapporto con noi è che "i cani riescono a prestare attenzione anche ai brevissimi intervalli dei nostri ammiccamenti" e quindi reagiscono meglio alle più lievi variazioni della nostra mimica facciale. E la Horowitz, cosa che conoscono bene i suoi estimatori, non lesina i consigli per chi addestra i cani, sottolineando che non è necessario impartire ordini con voce perentoria o punizioni per ottenere quel che si vuole, perché così come i lupi, anche i discendenti addomesticati sono in grado di imparare dall'esempio.

Questa non è una bella notizia: non significherà mica che per non farli salire sul divano dovremo evitare di starci anche noi?



Da Repubblica.it

sabato 12 settembre 2009

Apple Event: Fotocamera per iPod e il ritorno di Steve Jobs

Attesissimo, Steve Jobs ha fatto ieri la sua prima comparsa, dopo un periodo di malattia qualche mese fa, che lo ha tenuto fuori dalla scena pubblica per alcuni mesi, e dal palco dell'evento musicale di Apple che si svolge ogni anno a San Francisco ha annunciato le novità sugli iPod e un aggiornamento a iTunes.
Ė stato Nano, il più piccolo degli iPod della mela morsicata, a ricevere l’upgrade più sostanzioso, con l’aggiunta di una videocamera, che potrebbe costituire una minaccia per le fotocamere Flip.
Oltre alla videocamera dalla definizione standard, 640 x 480-pixel, Nano presenta un sintonizzatore FM integrato con messa in pausa fino a 15 minuti, dopo i quali è possibile riprendere l’ascolto da dove lo si era lasciato. Tra le funzioni radio c’è anche iTunes Tagging, con cui taggare le canzoni preferite che vi verranno segnalate la prossima volta che vi sintonizzate. Ma sfortunatamente, questa opzione non è attualmente disponibile al di fuori degli States, poichè molte stazioni radio non hanno ancora la parte specifica dell’implementazione RDS necessaria.
In più il nuovo Nano presenta un pedometro per misurare i passi con Nike+, un microfono per registrare la voce, un display più grande di 0,2 pollici (arrivando così a 2,2), uno speaker per playback video e musica. Disponibile in nove colore, il nano 8GB costa £115 e il modello 16GB costa £135. Sono entrambi disponibili oggi.
Introducendo il nuovo Nano, Jobs ha mostrato una diapositiva della camcorder Flip Mino, rendendo palese il fatto che l'industria video di fascia bassa è l'obiettivo principale di Apple.
"Flip sta per subire una brutta batosta" ha affermato Michael Gartenberg, un analista e esperto di strategia tecnologica a Interpet. "Penso che nei prossimi mesi sentiremo parlare spesso di video da Apple".
È tradizione dal 2001 che la Apple organizzi eventi musicali ogni settembre, che in genere ruotano attorno ad iTunes e agli iPod. L'evento di quest'anno ha visto molti esperti azzardare ipotesi su cosa avrebbe fatto Apple con la sua famiglia di iPod, dato che il mercato di MP3 si sta restringendo. Durante una teleconferenza sui risultati finanziari, Apple ha dichiarato che l'iPod (ma non l'iPod Touch) incide sul 18% del suo reditto, a paragone del 55.5% del 2006. Di chi è la colpa? Ovviamente dell'esplosiva crescita delle vendite di iPhone e iPod Touch.
Tuttavia, le uscite più recenti dimostrano che Apple non ha intenzione di abbandondare il mercato dei music player. Avendo - secondo quanto dicono - il 78.3% del mercato dei music player mobili, Apple non aveva bisogno di distribuire niente di nuovo per rimanere al top: aveva giusto bisogno di aggiornare e migliorare ciò che c'era già per poter continuare a cavalcare l'onda. E questo è esattamente quello che la compagnia di Cupertino ha fatto.

Aggiornamento iPod
Prendendo come obiettivo gli appassionati di musica con biblioteche di iTunes gigantesche, l'iPod classic ha ricevuto 160 GB di memoria (prima ne aveva 120) con lo stesso prezzo di prima. L'iPod Shuffle, che può avere 2GB o 4GB di memoria, è identico a quello della generazione precendete; l'unica differenza è che ha un adattatore per poter funzionare anche con le altre cuffie.
La cosa più misteriosa è stata l'aggiornamento all'iPod Touch. Molti credevano, prima della conferenza stampa, che questo dispositivo sarebbe stato dotato di una foto/videocamera, avvicinandolo sempre di più all'iPhone. Ma l'iPod Touch ha solamente ricevuto un aggiornamento del processore, il supporto per la versione 2.0 di Open GL ES, e la piattaforma grafica API - di cui usufruisce anche l'3GS. Apple non offre più il modello da 16GB ma solo quelli da 8GB, 32GB e 64GB.
Secondo Gartenberg, Apple ha probabilmente lasciato perdere la fotocamera per il Touch per poter incentivare i consumatori a comprare il nuovo Nano.
"Penso che abbiano scelto di lasciarli come dispositivi a parte per creare un bisogno, in modo che l'utente non si senta soddisfatto ad avere un solo prodotto, ma li voglia tutti. E questo è il motivo che lo spinge ad acquistare sia il Touch che il Nano", spiega Gartenberg.
In ogni caso Julie Ask - analista che lavora per Forrester - è convinta che non manca molto all'inclusione di una camcorder nell'iPod Touch.
"Bisogna capire che ci stanno lavorando, e per loro è solo una questione di tempo e di denaro", ha continuato.  "Questo è quello che avrebbero potuto fare in tempo per la stagione natalizia, e questo è quello che hanno deciso di fare adesso".
Poco prima dell'evento, girava la voce che i nuovi iPod con fotocamera avessero dei problemi tecnici e che sarebbero usciti in ritardo. Ma forse è l'iPod Touch il dispositivo ad aver avuto questi problemi, dato che l'iPod Nano è già n vendita oggi.

Il nuovo iTunes
Per quanto riguarda i software, Apple ha rilasciato una nuova versione del suo media player, iTunes 9. Grazie a questo upgrade, ora Apple vende album musicali in un nuovo formato chiamata iTunes LP, che presenta album con vari extra mutimediali, tra cui testi delle canzoni, arte e testi vari. È chiaro che questa mossa è volta ad aumentare le vendite di album digitali su iTunes.
"Lo trovo grandioso, ma dubito che gli iTunes LP riescano ad incentivare le vendite di album" ha osservato Gartenberg. "È la buona musica a vendere album. Ma d'altra parte è bello rivedere quell'oggetto che avevamo perso con la fine dei CD".
Inoltre, l'iTunes Store ha avuto un bel makeover. Ogni pagina ha un design più pulito e moderno che rende la navigazione più facile.
Il nuovo iTunes 9 è inoltre dotato di una funzione che permette di gestire le app dell'iPhones e dell'iPod Touch. Andando sotto la tab "Applications", gli utenti di iTunes possono fare una preview di tutte le pagine del loro schermo iPhone spostando le applicazioni con il loro mouse. (In passato, questo poteva esser fatto con lo stesso iPhone, ma ci vuole un po' di tempo a spostare le applicazioni con il dito).
Apple ha inoltre aggiunto un servizio ad iTunes che si chiama Home Sharing e permette di condividere canzoni, film e programmi TV tra almeno cinque computer in uno stesso network. Grazie a questa funzione gli utenti di un network possono fare lo streaming e copiare i propri media l'uno dall'altro.

L'iPhone OS 3.1
Apple, durante l’evento di ieri, ha inoltre annunciato un aggiornamento per iPhone OS: iPhone 3.1, che presenta una nuova funzione "Genius", la quale è in grado di analizzare la biblioteca digitale dell’utente iPhone per suggerirgli automaticamente nuove app che potrebbero essere di suo interesse. E questo in parte risolve il problema della ricerca delle applicazioni su App Store, che sta diventando sempre più affollato, con 75,000 applicazioni in continua crescita. L’aggiornamento è gratuito per gli utenti che già usano OS 3.0, mentre per tutti gli altri ha un costo fino a £2.99.

sabato 18 luglio 2009

Apollo 11 - Luna, ultima frontiera

40 anni di esplorazione spaziale


lunedì 2 marzo 2009

Il centro di comando delle piante? Le radici

Scoperto negli apici delle radici, il «centro di comando delle piante». La sua identificazione si deve a un gruppo di ricercatori dell'Università di Firenze, dei dipartimenti di Ortoflorofrutticoltura e di Fisica. La ricerca sarà pubblicata online sulla rivista internazionale Pnas (Proceedings of the National Academy of Science).
Il lavoro dimostra l'esistenza diffusa all'interno dell'apice delle radici di cellule capaci di emettere e recepire segnali elettrici, in modo simile ai neuroni per gli animali. Ma dei neuroni queste cellule vegetali hanno anche un'altra proprietà, la sincronizzazione, cioè la capacità di emettere più segnali contemporaneamente. Questa caratteristica è stata osservata utilizzando per la prima volta sulle piante la tecnologia dei MEA (multi electrode arrays), tipica della neurobiologia, che consiste nell'applicare micro-elettrodi sulle radici per misurare i segnali elettrici. Gli scienziati toscani hanno scoperto che questi segnali elettrici vengono trasmessi da una cellula all'altra con un sistema, la conduzione neuroide, tipico degli animali che non hanno nervi, come alcuni invertebrati.
Gli autori dello studio «Spazio-temporal dynamics of the electrical network activity in the root apex» lavorano tutti dell'Ateneo fiorentino, tranne uno, che è dell'Università di Bonn ma fa parte del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, anch'esso situato presso il Polo Scientifico di Sesto Fiorentino, come gli altri due dipartimenti scientifici.

venerdì 27 febbraio 2009

NASA: Fallisce il lancio del satellite

La Nasa non è riuscita a lanciare il suo primo satellite destinato a compiere il censimento dell'anidride carbonica nell'atmosfera. Per l'ente spaziale non si tratta di un semplice fallimento e potrebbe generare guai inaspettati. Prima di tutto perché il veicolo cosmico aveva un obiettivo da raggiungere che si fa sempre più urgente. Ogni anno trenta miliardi di tonnellate di CO2 derivate da combustibili fossili si scaricano nell'aria. Metà rimangono a galleggiare, l'altra metà sparisce e non si sa bene dove vada.
Il satellite Orbiting Carbon Observatory «OCO» lanciato martedì, con i suoi tre spettrometri doveva scandagliare la coltre atmosferica riuscendo persino a calcolare quanta CO2 emette una centrale elettrica o quanta ne aleggia sopra un'autostrada. In tal modo avrebbe permesso ai climatologi di disporre di dati più attendibili per migliorare i modelli teorici con i quali spiegano il riscaldamento globale. Tutte le discussioni, infatti, oggi ruotano attorno alla debolezza di questi modelli inadeguati per decifrare la situazione e soprattutto la tendenza futura. Invece bisognerà aspettare ancora e ciò non farà certo piacere alla nuova amministrazione Obama che guarda alla risoluzione dei problemi ambientali con urgenza. Il satellite «OCO» non è riuscito ad arrivare nello spazio e si è con tutta probabilità inabissato davanti alle coste dell'Antartide per un guasto apparentemente banale che di solito si verificava ai primi tempi dell'era spaziale. Le due conchiglie che formano l'ogiva del razzo «Taurus XL» proteggendo il satellite nell'attraversamento degli strati più densi dell'atmosfera non si sono aperte. Quando l'ultimo stadio del razzo, il quarto e tutti a propellenti solidi, si è acceso s'è trovato un peso maggiore del previsto e ciò gli ha impedito di portare il suo prezioso carico di 500 chilogrammi sull'orbita stabilita alta 704 chilometri passante sopra i poli. La missione è costata 273 milioni di dollari. «OCO» doveva svolgere la sua attività per almeno un paio d'anni, invece dopo 17 minuti è finito nell'oceano. La beffa ulteriore sta nel fatto che questa versione del razzo era la prima ad essere certificata dalla Nasa per la «sicurezza del funzionamento». Il Taurus era nato nella prima metà degli anni '90 dopo che il Pentagono aveva espresso l'esigenza di avere alcuni piccoli lanciatori. L'invito, grazie ai finanziamenti della Darpa, l'agenzia di ricerca della Difesa, aveva portato la Orbital Science a costruire il razzo Pegasus con le ali lanciabile da un aeroplano e la Lockheed Martin il razzo Athena. La Orbital, poi, dal Pegasus derivava il Taurus più potente in quattro versioni di diversa capacità che partiva dalla base militare di Vandenberg in California. I primi lanci iniziavano nel 1994 e finora, in sette missioni compiute, c'era stato un solo fallimento nel 2001. Adesso si è aggiunto il secondo con un effetto negativo che la Nasa avrebbe voluto evitare, se non altro per un danno all'immagine (e alla scienza) che non sfugge a nessuno.